

L’acquedotto svevo di Sulmona rappresenta uno dei più emblematici esempi di ingegneria idraulica medievale in Abruzzo, costruito nel XIII secolo sotto Manfredi di Svevia per servire la città con acqua potabile e irrigua, seguendo probabilmente i tracciati romani preesistenti che captavano le acque del fiume Gizio su un percorso di circa 7 chilometri. Nacque nel contesto delle politiche urbanistiche sveve per consolidare il controllo regio, sostituendo sistemi antichi deteriorati e garantendo autonomia alla comunità comunale, con completamento entro il 1250 e manutenzione affidata ai consoli cittadini. Sfruttava le sorgenti del Gizio con canali scoperti e coperti a pendenza media dello 0,2% per una portata costante di 100-200 litri al secondo, mentre archi e piloni in pietra calcarea alti fino a 15 metri superavano ostacoli naturali, culminando in fontane pubbliche come quella di Sant’Agata per usi domestici, mulini e irrigui. Elementi decorativi svevi come stemmi araldici, putti alati e mascheroni leonini evocavano potere imperiale e abbondanza, integrandosi nel tessuto urbano vicino all’Annunziata come nodi sociali. Oggi parzialmente funzionante dopo restauri ottocenteschi, preserva 2 chilometri visibili nella rete idrica comunale, un suggerimento per una visita interessante.

Fonti analizzate:
-turismo.comune.sulmona.aq.it/contenuti/1884169/fontana-vecchio
– turismo.comune.sulmona.aq.it/contenuti/1884163/fontana-sant-agata-santa-margherita
-turismo.comune.sulmona.aq.it/contenuti/1884170/acquedotto-medioevale
-sulmonalive.it/fontana-del-vecchio-sulmona
– it.wikipedia.org/wiki/Centro_storico_di_Sulmona
– visit-sulmona.it/poi/41/acquedotto-medioevale
