Il Nettuno che Sazia Firenze: la Fontana che Rivoluzionò l’Acqua nel Cuore Rinascimentale della Città

Foto di Virginia Recanati

La Fontana del Nettuno, nel cuore di Firenze, non fu soltanto un capolavoro scultoreo del Rinascimento, ma una vera infrastruttura idraulica pubblica, essenziale per la vita quotidiana della città. Collocata in Piazza della Signoria, davanti a Palazzo Vecchio, la fontana nacque per rispondere a un’esigenza concreta: portare acqua potabile in un’area strategica ma storicamente priva di sorgenti naturali. L’iniziativa fu voluta da Cosimo I de’ Medici a partire dal 1549, in un contesto segnato da gravi problemi igienico-sanitari. La carenza di acqua pulita aveva favorito epidemie e malattie, con conseguenze drammatiche anche per la famiglia ducale. In questo scenario, l’acqua divenne una priorità politica oltre che sanitaria, e la fontana del Nettuno rappresentò la risposta più visibile e simbolica a tale emergenza. L’opera fu alimentata da un acquedotto sotterraneo innovativo per l’epoca, lungo circa sette chilometri, che captava le acque della Fonte della Ginevra in Oltrarno e le convogliava fino al centro della città. Il sistema, realizzato tra il 1563 e il 1575, attraversava l’Arno e raggiungeva Piazza della Signoria garantendo una portata continua e affidabile. Dalle numerose bocchette della fontana sgorgava acqua accessibile a tutti: cittadini, artigiani, animali da lavoro. Era un punto di prelievo quotidiano che ridusse l’uso dei pozzi aperti e migliorò in modo sostanziale le condizioni igieniche urbane.

La Fontana del Nettuno non funzionava come semplice elemento terminale, ma come vero nodo di una rete idrica pubblica integrata, la prima di tale scala a Firenze. Il percorso dell’acqua, studiato con criteri di ridondanza e distribuzione, aumentava la resilienza del sistema urbano e testimoniava un controllo tecnico avanzato delle risorse idriche. La portata, stimata in origine fino a circa 30 litri al secondo, era sufficiente a sostenere centinaia di utenti ogni giorno, dimostrando come l’ingegneria idraulica rinascimentale fosse già capace di risposte strutturate e durature. Accanto alla funzione pratica, l’acqua assunse anche un forte valore simbolico. Il Nettuno, dominatore dei mari, celebrava il potere mediceo sulle acque e sul territorio, in un periodo in cui il controllo idraulico significava controllo politico ed economico. Arte, propaganda e tecnica si fusero così in un’unica opera, dove la monumentalità non oscurava, ma anzi esaltava, la funzione infrastrutturale. Per i curiosi e gli appassionati di idraulica antica e di ingegneria antica, la Fontana del Nettuno è un esempio emblematico di come le fontane monumentali fossero, prima di tutto, opere funzionali, veri antenati delle reti acquedottistiche contemporanee. In questo senso, continua a “saziare” Firenze, non più con l’acqua, ma con la memoria tecnica di un sapere che ha plasmato la città.

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